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SCHEMA DI D.LGS. DI RECEPIMENTO DIRETTIVA 2002/91/CE

In questo settimo numero dedicato all'analisi del D.LGS. affronteremo i seguenti temi:

  • le norme transitorie (quarta parte)
   
7 - Le norme transitorie (quarta parte)

Vale la pena di dedicare un’intera newsletter al tema delle norme di calcolo da adottare per l’esecuzione delle verifiche di legge nel periodo transitorio, con particolare riferimento alle norme per la determinazione dei fabbisogni energetici annui.

All’art.16 del D.Lgs. viene infatti abrogato l’art.1 del decreto MICA 6 agosto 2004, che recepiva il blocco di norme UNI serie 10000, necessarie per l’attuazione della L.10/91 e del DPR 412/93 e le rendeva a tutti gli effetti “regole tecniche nazionali”.

Nel contempo, al comma 15 dell’allegato I del D.Lgs., viene prescritto che i calcoli e le verifiche devono essere eseguiti con metodi che garantiscano risultati conformi alle migliori regole tecniche, ritenendo tali

  • A - le regole emanate dagli organismi deputati a livello nazionale e comunitario, quali UNI, CEN
  • B - le procedure e i metodi di calcolo emanate da organismi istituzionali nazionali quali le università, il CNR e l’ENEA
  • C - altri metodi, motivandone l’uso nella relazione tecnica di progetto di cui al comma 14, purchè si dimostri che i risultati conseguiti risultino pari o migliori a quelli ottenibili con le normative tecniche emesse dagli organismi precedentemente detti

Tale previsione lascia perplessi, in quanto si rivela assolutamente in contro tendenza rispetto all’esigenza, manifestata dagli addetti ai lavori durante gli anni di applicazione della L.10/91, dell’adozione di una metodologia di calcolo e di dati di ingresso quanto più possibile univoci e chiari. Tale esigenza, assolutamente legittima, deriva dall’ambizioso obbiettivo di pervenire al medesimo risultato di performance energetica dell’edificio, indipendentemente dal soggetto che valuti la medesima e dai mezzi da quest’ultimo utilizzati per tale fine.

E’ evidente allora che, nello scenario piuttosto fumoso prospettato dal D.Lgs., si cerchi di trovare dei riferimenti normativi quanto più possibile condivisi, affidabili e legittimi.
Crediamo quindi che, nonostante l’inaspettatamente ampio ventaglio di scelte proposto dal legislatore (che suona quasi come un “fate un po’ come volete, basta che il numerino sia giusto!”), le norme di calcolo da adottarsi come riferimento siano le CEN e le UNI (che ultimamente sono le CEN neanche tradotte nel nostro amato Italiano), memori anche del fatto che, da qualche tempo a questa parte, abbiamo creduto in un progetto chiamato Europa.

A riguardo è utile ricordare che il CTI è fortunatamente attivo in materia da tempo e sono all’opera gruppi di lavoro per la predisposizione di norme nazionali di supporto all’applicazione del D.Lgs.
In particolare sono di interesse i lavori relativi alla nuova norma nazionale “Regole e procedure per la verifica dei requisiti energetici degli edifici”, che dovrà assumere una funzione di “raccordo” tra norme di calcolo e D.Lgs. pressochè analoga a quella assunta attualmente dalla UNI 10379, che collega il DPR 412/93 al blocco di norme UNI serie 10000.

Ricordando che,

  • alla base della determinazione del fabbisogno annuo di energia primaria invernale vi è la determinazione del fabbisogno annuo di energia utile invernale
  • il calcolo del fabbisogno annuo di energia primaria estivo non sembra essere richiesto nel periodo transitorio

volendo ipotizzare uno scenario probabile ed attendibile a valle dell’entrata in vigore del D.Lgs., potremmo affermare che:

  • 1 - il calcolo del fabbisogno annuo di energia utile invernale, necessario per le verifiche previste dal D.Lgs. nel periodo transitorio, dovrebbe essere eseguito con le seguenti norme in vigore:
    - UNI EN ISO 13790:2005, per gli edifici non residenziali,
    - UNI EN ISO 13790:2005 oppure UNI EN 832:2001, per gli edifici residenziali.
  • - l’uso di metodi alternativi a quelli di cui al precedente punto 1 appare sconsigliabile, in quanto non è ben chiaro in che modo si potrebbe dimostrare che tali metodi portano a risultati migliori di quelli di cui al precedente punto 1. Probabilmente nel D.Lgs. ci si riferisce a procedure di validazione per metodi più sofisticati di quelli proposti al punto 1, procedure che attualmente esistono a livello di bozza e non ancora di norma (prEN wi 17)
  • 3 - l’attuale progetto di revisione della norma EN ISO 13790, per adattarla al calcolo invernale+estivo (prEN ISO 13790:2005), non appare necessario ai fini dell’applicazione del D.Lgs. nel periodo transitorio. Da sottolineare che tale progetto di norma è attualmente in inchiesta pubblica CEN/ISO fino al 05/10/2005 e si parla di una sua pubblicazione come norma ufficiale nel febbraio 2007
Tenuto conto che per l’entrata in vigore del D.Lgs. dovremo attendere l’autunno di quest’anno e che quindi solo in quel momento potremo vedere abrogato il decreto di recepimento del blocco delle “vecchie” norme UNI serie 10000, suscita non poca preoccupazione l’imminente pubblicazione della revisione della norma UNI 10379 (probabilmente luglio 2005).
Tale revisione è stata preparata per tener conto del ritiro da parte di UNI della UNI 10344:1994 e della pubblicazione al suo posto della UNI EN 832:2001, per il calcolo del fabbisogno di energia invernale. Infatti, in assenza dell’abrogazione del l’art.1 del decreto MICA 6 agosto 2004 che, recependo il blocco di norme UNI serie 10.000, attribuiva loro lo status di “regola tecnica nazionale” ed in presenza della pubblicazione della nuova UNI 10379 il progettista si troverà nella condizione di infrangere sempre e comunque legge in quanto: potrebbe

  • scegliere l’utilizzo di UNI EN 832, priva dello status di “regola tecnica nazionale” ma richiamata dalla nuova UNI 10379 dotata dello status di “regola tecnica” nazionale. In questo caso infrangerebbe la legge in quanto dovrebbe comunque usare UNI 10344 che invece, anche se ritirata, è dotata dello status di “regola tecnica nazionale”.
oppure
  • - scegliere comunque l’utilizzo di UNI 10344, in quanto dotata dello status di “regola tecnica nazionale”. In questo caso infrangerebbe la legge in quanto la nuova UNI 10379, dotata dello status di “regola tecnica nazionale” chiederebbe l’utilizzo di UNI EN 832
A riguardo, pareri legali sostengono che sarebbe consigliabile la seconda scelta, anche se con tutte le riserve del caso.

È evidente che una soluzione di buon senso sarebbe quella che UNI non pubblicasse la nuova UNI 10379, dal momento che, da qui a pochi mesi, dovrebbe entrare in vigore il nuovo D.Lgs.
Diversamente, ci troveremmo nel paradosso tecnico-giuridico di cui sopra, nel quale sarebbe davvero arduo se non impossibile individuare la scelta giusta.

Scarica il testo dello schema di D.L.gs. in formato pdf (2995 Kb)

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